

52. Gli strumenti dell'opposizione: le societ segrete.

Da: G. Galasso, Le forme del potere, classi e gerarchie sociali,
in Storia d'Italia, primo, I caratteri originali, Einaudi, Torino,
1972.

Una forma operativa di opposizione alla Restaurazione era
rappresentata dall'attivit cospirativa delle sette. In questo
breve passo lo storico italiano Giuseppe Galasso spiega quali
fossero le principali caratteristiche delle societ segrete
italiane. Sebbene le due sette pi attive fossero la Carboneria al
sud e quella degli Adelfi al nord, nate probabilmente da gruppi
dissidenti all'interno della Massoneria, in Italia vi era un gran
pullulare di sette minori, che le maggiori cercavano con fatica di
coordinare. Gli scopi principali che esse si proponevano erano la
cacciata dell'Austria dal suolo italiano e l'ottenimento di
costituzioni liberali per i vari stati, mentre soluzioni pi
radicali erano lasciate nel vago. Tuttavia una tale attivit
continu a rimanere elitaria e ad escludere di fatto le masse,
come si era verificato durante il triennio giacobino.
Sostanzialmente estraneo all'operare delle sette italiane fu,
tranne che per gli anni 1820-1821, il pronunciamento militare,
tipico invece dell'area iberica e latino-americana.


La prima fase del movimento nazionale vide il fiorire di sette e
societ segrete, che rappresentavano l'unica possibilit di lotta
politica nel regime di assolutismo e di polizia affermatosi con la
restaurazione. Le sette pullulavano gi verso la fine del periodo
napoleonico ad opera di coloro che avversavano l'Impero in nome
dei principi di libert e di giustizia sociale della rivoluzione
francese, che apparivano traditi da Napoleone, e in nome dei nuovi
principi nazionali che le stesse guerre napoleoniche avevano
alimentato. All'indomani del 1815 presero, per, largamente posto
fra i settari gli stessi bonapartisti, giacch era sorto ben
presto, dinanzi alla politica delle potenze che lo avevano vinto,
il mito di Napoleone, continuatore oggettivo delle istanze della
rivoluzione e sostenitore della causa delle nazioni.
Delle due sette che pi furono attive in Italia, la Carboneria
oper al Sud e l' Adelfia al Nord. Di entrambe [come afferma lo
storico italiano Carlo Francovich].

ci sono ignote le origini esatte; possiamo solo affermare con
certezza che erano sorte come movimenti dissidenti della
massoneria ufficiale. La dissidenza massonica ha origini molto
remote, poich la massoneria ufficiale si era sempre rifiutata di
andare al di l di una professione liberale e filantropica,
respingendo le suggestioni di una concreta azione politica e
rivoluzionaria.

Carbonari, o buoni cugini, e Adelfi, o sublimi maestri
perfetti, non sono dunque che uno dei tanti aspetti che ha
assunto in un determinato momento la dissidenza massonica. In
entrambe vigeva il gradualismo, per cui il programma
dell'associazione veniva rivelato solo gradualmente all'adepto,
via via che dai superiori era ritenuto degno di essere iniziato ai
segreti, e ci sia per un principio di tattica e di prudenza,
sia perch alla setta veniva pure attribuita una finalit
educatrice, una funzione di iniziazione pedagogica. Oltre le due
maggiori, vi era, poi, tutto un pullulare di sette minori, talora
collaboranti fra loro, talora rivali, fra le quali  difficile
orientarsi, ma che spesso le due sette maggiori cercarono di
coordinare alle proprie dipendenze..., servendosene come di
associazioni dipendenti, talvolta come gradi inferiori di
iniziazione. Va notato che questa pluralit di gruppi serviva
comunque a garantire una maggiore sicurezza ai cospiratori, in
quanto che la scoperta di un'associazione da parte della polizia
non comprometteva l'esistenza di tutto l'apparato settario.
Sia per la presenza dei bonapartisti (per i quali la fine
dell'assolutismo monarchico e la parificazione dell'alta borghesia
all'aristocrazia feudale costituisce il massimo delle
aspirazioni), sia per un'esigenza di concretezza politica, il
programma delle sette si orienta soprattutto verso l'esclusione
dell'Austria dalla penisola e verso un ordinamento costituzionale
per gli Stati italiani, lasciando nel vago eventuali pi concrete
determinazioni. Estremamente discutibile , invece, se gli sforzi
dei settari italiani e quelli di altre parti d'Europa fossero
coordinati coll'intento di provocare una rivoluzione simultanea
internazionale. Si tenga comunque presente che [come sostiene lo
storico inglese Erich John Hobsbawm] i tentativi di unire le
societ segrete, almeno al livello dei loro esponenti pi alti e
pi iniziati, in supercospirazioni internazionali furono
frequentissimi.
L'opposizione clandestina e il fuoruscitismo dovevano, del resto,
rimanere nel patrimonio poitico nazionale come punti significativi
di riferimento. Allo stesso modo doveva rimanere viva, e anzi ben
pi apertamente operante, la suggestione della solidariet
internazionale per la causa pi avanzata o ritenuta tale: una
suggestione traducentesi in una ricerca attiva di collegamenti e,
alla prova dei fatti, in un elemento assai pi efficace
dell'analoga solidariet rivendicata o attuata fra i governi
restaurati. Nelle particolari condizioni italiane assunse
particolare importanza il fatto che le societ segrete n durante
la fase cospirativa, n quando ebbero nelle proprie mani il
potere, riuscirono a trascinarsi dietro vaste masse, sicch
l'estraneit fra i fattori del rinnovamento e l'Italia delle
masse, gi rivelatasi nel triennio giacobino, continu a
caratterizzare la vita politica del paese. Non ebbe, invece,
seguito in Italia il fenomeno dell'iniziativa politica
dell'esercito nella forma del pronunciamento, che altrove - e in
particolare nel mondo iberico e latino-americano - costitu una
delle pi durevoli e dubbie eredit del periodo della carboneria.
In Italia solo nel 1820-21 si videro i colonnelli liberali,
riuniti in associazioni segrete di ufficiali, ordinare ai loro
reggimenti di seguirli nell'insurrezione e i reggimenti seguirli.
Infine, un altro punto venne ad esercitare, attraverso
l'esperienza settaria, una parte rilevante nella formazione della
classe politica dell'Italia contemporanea: la richiesta, cio, di
una costituzione che sancisse in un ordinamento rappresentativo il
mutamento delle condizioni politiche a cui si tendeva e desse
luogo a quella che veniva ormai ritenuta come la forma
indiscutibile di un'organizzazione civile e politica veramente
moderna.
